La smania dell’avvocato in sanità: risarcimenti e medicina difensiva

agosto 20, 2011 § 3 commenti

Obiettivo Risarcimento.
Basta il nome per farmi incavolare; non Obiettivo Giustizia od Obiettivo Verità, no proprio! Quello che interessa a questa società (ed ai suoi clienti, ovviamente) è il risarcimento; e la verità diventa un orpello, un aspetto secondario e chi se ne frega, basta che paghino! Ma vi metto pure il link (qui), perché possiate dirmi se solo io ho questa sensazione di squallido.
Che sia pericoloso infatti, non è una mia sensazione ma una certezza.

Lo sapete che l’avvocato è diventato una presenza costante in ospedale? Lamentazioni, proteste, richieste di risarcimento e a volte addirittura denunce vere e proprie all’autorità giudiziaria sono cose a cui ci si abitua abbastanza rapidamente.
Lo squallore è che nella maggior parte dei casi (almeno nella mia personale esperienza) ci si trova di fronte ad un misero e tristissimo tentativo di sfruttare una malattia -quando non un decesso- per ricavare qualche soldo; casi in cui non v’è ombra di errore…
Perdonate la brutalità, a volte necessaria, ma parlo di gente che tenta di lucrare sulla morte del figlio! Morte dovuta (e lo dico con compassione ed il cuore straziato, credetemi) al semplice fatto che gli esseri umani talvolta muoiono senza che la scienza, la medicina e i medici possano farci nulla.

Lungi da me il voler difendere chi veramente sbaglia, ma le persone oramai hanno capito che a volte gli ospedali, anche solo per risparmiare i soldi e il tempo che richiederebbe un procedimento civile o penale, preferiscono pagare un piccolo risarcimento e chiudere molto più rapidamente il discorso. Tutto legale e regolare, oltre che comodo; ci guadagna il “postulante” e ci perde meno l’ospedale.

E mi potrebbe anche andare bene (si fa per dire) ma è giusto che si conosca anche l’altra faccia della medaglia.
Questa seconda faccia è la medicina difensiva; ve la spiego.
Vedo dal medico con la mia bella tosse; e lui si pone il problema di cosa io abbia, di come la situazione potrebbe evolvere, decide se mi servono accertamenti, mi propone la cura migliore in quel preciso momento e decide di seguirmi nel migliore dei modi, perché il suo fine è il mio ritorno in uno stato di salute.
Il medico che si piega alla medicina difensiva fa lo stesso ragionamento ma con una piccola aggiunta, si potrebbe quasi paragonare ad un malware, un virus informatico. Attaccato infatti a tutti i ragionamenti visti sopra ce ne sta uno, piccolino ma sempre presente; fermo restando il fine ultimo (e ci mancherebbe!), ogni passaggio ha una postilla: se faccio questa scelta potrei creare un appiglio per una eventuale denuncia? Se la risposta è sì il medico modifica la sua decisione, e si ripete la domanda, all’infinito.
Il risultato?
Il virus si è impossessato di lui e il fine ultimo del suo lavoro non è più guarire il malato bensì mettersi al sicuro da un punto di vista legale per poi -ma solo in subordine- dedicarsi al paziente.

Vi ricorda nulla? Ho iniziato parlando del fatto che l’obiettivo della simpatica società fosse il risarcimento e non la verità e (di conseguenza) siamo arrivati al medico che prima tutela la sua persona e poi pensa al paziente.

La medicina difensiva è la peggior forma di malasanità che io possa immaginare, perché in grado di compiere danni anche enormi, anche terribili ma è destinata a restare impunita se non (per tragico paradosso) addirittura premiata.

E la cosa peggiore è che ce la siamo cercata noi, quando abbiamo deciso di spostare l’Obiettivo dalla Verità al risarcimento.

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§ 3 risposte a La smania dell’avvocato in sanità: risarcimenti e medicina difensiva

  • Paola ha detto:

    La tua analisi è puntuale, e la tesi si ritrova ad essere dimostrata con il rigore e la logica che giustame si addicono al medico che sei. 
    Ma…
    Lascia che ti racconti una cosa: ne approfitto visto che sei pediatra e padre. Una decina d’anni fa, il mio secondogenito ha 11 mesi e siamo tra natale e capodanno. Febbre altissima, lo vede il sostituto del suo pediatra perchè questi è in ferie, la diagnosi è: banale influenza. La febbre non cala e il giorno di capodanno chiamo la guardia medica, rapida auscultazione e visita, diagnosi confermata. La febbre si alza ancora, di notte lo porto in ps. Vengo liquidata di nuovo. Due giorni dopo mi ritrovo a cacciargli due dita in gola per rianimarlo perché ha perso conoscenza ed è cianotico. La faccio breve: polmonite e focolaio (diagnosticato solo dopo aver visto le lastre) 20 giorni di ricovero, terapie finalmente corrette e tutto si risolve. 2 mesi dopo, il medico della mutua del paese, in pensione da tempo, amico di famiglia, passa x un caffè e visto che c’è da un’occhiata ai bambini. Orecchio nudo, ausculta e mi dice: questo bambino ha avuto un focolaio al polmone sinistro.
    Tutto questo per dire che, nel sistema sanitario come in qualunque altro ambiente, c’è gente seria e appassionata e gente che ha solo voglia di terminare il turno in fretta per andare a festeggiare il capodanno. Solo che in più voi avete a che fare con esseri umani, che nella maggior parte dei casi sono spaventati perché non conoscono e non comprendono quel che sta accadendo (a loro o ad un altro essere umano che loro amano profondamente)
    Hai usato una delle parole più belle del nostro vocabolario. Compassione. Patire con. Se ne incontra sempre meno. Ed è un peccato. 

  • Staserabrodino ha detto:

    L’ho scritto ma è giusto ribadirlo: il medico non è infallibile e la mia non è una difesa del medico che sbaglia colpevolmente.
    Detto questo hai anche toccato uno degli aspetto più importanti (forse il più importante) e cioè che […] in più voi avete a che fare con esseri umani […] con tutto ciò che ne consegue.
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza che -fortunatamente- si è conclusa bene.

  • Francesco ha detto:

    Direi che il tuo discorso non fa una piega. Facciamo lo stesso lavoro (il mio sui pazienti extra small) e ciò che racconti è ormai all’ordine del giorno negli Ospedali. Quello che più turba è comunque il fatto che le persone non si accorgono che così la Medicina peggiora. L’idea generale è che se fai pochi esami sei un cretino e più ne fai e più prescrivi farmaci e più sei bravo. Tutto ciò è fuorviante, peggiorativo per i pazienti e per il Servizio Sanitario che si trova a spendere cifre impossibili per esami inutili. Una sola aggiunta: una parte di colpa è anche nostra. Per molti anni il Medico ha smesso di parlare con i pazienti rintanandosi e nascondendosi dietro linguaggi oscuri per la maggior parte delle persona. Questo ci ha allontanato dai pazienti consolidando nel tempo la visione del Medico come burocrate dietro alla scrivania a compilare ricette. Non per niente c’è stato il boom delle medicine alternative.
    Comunque complimenti per il blog.
    Francesco

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