Sconsiglio (sostantivo maschile) di lettura

febbraio 1, 2012 § Lascia un commento

A me il segno dell’untore non è piaciuto.

Certo, è un libro che si legge velocemente ed è discretamente avvincente, ma anche un episodio di Distretto di Polizia 12 può essere discretamente avvincente e questo non basta certo a farmi sbattere nel cesso una serata davanti alla TV.

Il problema del libro è la storia, a mio giudizio assolutamente banale.
Il finale non è sorprendente, di quelli che ti lasciano a bocca aperta, ma neppure scontato, che almeno avrebbe concesso la piacevole sensazione del dirsi “io l’avevo capito subito! Come sono bravo…“; no, il finale è solo insignificante.
Tutti i personaggi son privi di spessore, stereotipi che ti lasciano ben poco; dal cardinale Borromeo ai terribili inquisitori ognuno recita la sua particina facendo esattamente quello che ti aspetti che faccia, senza una vera umanità.

Doveroso parlare dell’ambientazione: il fatto che il romanzo fosse ambientato nella Milano martoriata dalla peste del 1576 è stato uno dei motivi per cui questo libro mi ha incuriosito, ma alla fine anche qui sono rimasto piuttosto deluso. L’ambientazione è una specie di rullo che scorre dietro i personaggi ma che in fondo ne è staccato. L’impressione è che l’autore abbia pensato ad una bozza di trama e che poi l’abbia calata in un’epoca storica che potesse in qualche modo aumentare l’interesse verso il libro. Quello che voglio dire è che se si prova a sostituire il Notaio Criminale Niccolò Taverna con Gil Grissom, ambientando la storia nella Las Vegas degli anni duemila, ci si accorge che questa trasmigrazione temporale è molto più semplice di quanto ci si aspetterebbe.

Che dire poi della storiella d’amore che coinvolge il protagonista? Anche in questo caso sembra messa lì seguendo una ricetta prestabilita e banale ed il risultato è che questa donnina assolutamente inverosimile te la trovi letteralmente dietro ogni angolo tanto da rendere il personaggio involontariamente e fastidiosamente comico.

In somma, il libro sembra scritto seguendo pedissequamente una ricetta: “Come scrivere un romanzo (forse) di successo” tratta da “Il manuale del giovane scrittore”: uno spruzzo di questo, una spolverata di quello, mescolare bene…
Il risultato è commestibile ma insipido: tanto valeva andare da MacDonald’s.

Ho cercato un po’ in rete e ho scoperto che sono stati tutti più buoni di me.
Ma io, al posto vostro, leggerei altro.

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